Linfoma Cutaneo a Cellule T, fino a 7 anni per una diagnosi corretta

Roma, 15 settembre 2021 – Fino a 7 anni per ottenere una diagnosi corretta e confermata. È questo il lasso di tempo che può trascorrere per individuare un linfoma cutaneo a cellule T (CTCL), una forma rara di tumore1. Si manifesta con sintomi molto simili a quelle di altre malattie più comuni della pelle (come eczema e psoriasi), ma le sue conseguenze sono molto più gravi2,3. Per questo va incentivata la ricerca e migliorata la formazione dei medici specialisti per poter così incrementare le chances e la qualità di vita dei pazienti. L’appello arriva oggi in occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza sul Linfoma.
“I linfomi cutanei a cellule T si manifestano soprattutto sulla nostra pelle sotto forma di placche che compaiono in zone del corpo solitamente non esposte al sole – afferma Giuseppe Argenziano, professore ordinario e direttore della clinica Dermatologica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, Napoli -. Possono coinvolgere inoltre anche il sangue, i linfonodi e alcuni organi interni. Colpiscono due volte più gli uomini che le donne e l’età media della loro comparsa è tra i 55 e i 60 anni. Si dividono in due sottogruppi che sono la micosi fungoide e la sindrome di Sézary. Come per molte altre malattie rare l’esatta causa di questi linfomi rimane in gran parte sconosciuta. La malattia deve essere trattata da un team multidisciplinare in quanto nelle forme iniziali di micosi fungoide è il dermatologo che fa la diagnosi e prescrive la terapia. Per le forme più avanzate e importanti è invece necessaria la stretta collaborazione di uno specialista ematologo. Per migliorare i livelli d’assistenza si rende assolutamente necessaria una maggiore collaborazione tra diversi specialisti che devono riuscire a lavorare a stretto contatto in centri specializzati di riferimento. Solo così possiamo garantire esami e trattamenti adeguati a uomini e donne che devono affrontare una patologia molto difficile. Infatti, solo la metà dei pazienti con linfoma a stadio avanzato è vivo a cinque anni dall’insorgenza della malattia”.

Grazie alla ricerca medico-scientifica sono disponibili nuove terapie. “Hanno dimostrato di poter ritardare la progressione della malattia – aggiunge il prof. Argenziano -. Al tempo stesso, migliorano la qualità della vita dei pazienti e risultano solitamente ben tollerate. È molto importante però riuscire ad individuare un linfoma cutaneo a cellule T il prima possibile in modo da avere più possibilità di riuscire a fermare la patologia. Questo attualmente non sempre avviene e determina prognosi decisamente peggiori. Risultano perciò fondamentali iniziative, come la Giornata mondiale di oggi, che hanno il merito di far accendere i riflettori su patologie che non sempre sono al centro dell’attenzione da parte di cittadini, medici e istituzioni”.