Vaiolo delle scimmie: I microbiologi, sintomi simili al virus herpes

1 giugno 2022 – A fronte della trasmissione di casi di vaiolo delle scimmie, “i laboratori di microbiologia italiani si sono rapidamente attrezzati per una pronta diagnosi eziologica, che va fatta tenendo presente la differenziazione da altre infezioni che presentano sintomi simili, come le eruzioni cutanee causate dagli herpesvirus o quelle provocate da alcune infezioni batteriche”.

A spiegarlo è Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione Italiana Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI), direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese. “Monitorare i casi e l’attenzione alle norme di igiene” è il primo scudo contro il vaiolo delle scimmie, il cui “crescere delle segnalazioni di nuovi casi non va interpretato come un segno allarmante della capacità diffusiva del virus, bensì come l’efficienza del sistema di monitoraggio presente nelle strutture sanitarie territoriali, positivo retaggio dell’esperienza tratta dalla pandemia Covid”, precisa Celrici. Il ceppo coinvolto nell’epidemia in corso, ricorda Amcli, che ha costituito un gruppo di studio per caratterizzare il virus, sembra essere quello più benigno, dell’Africa Occidentale. La più grande epidemia nell’uomo verificatasi al di fuori dell’Africa ha coinvolto nei primi anni 2000 una quarantina di persone. Storicamente, la vaccinazione contro il vaiolo ha dimostrato di essere protettiva contro il vaiolo delle scimmie nell’85% dei casi ma in Italia non sono coperti gli under 50enni. Al momento vi sono due vaccini, migliorati rispetto a quello somministrato fino agli anni 80, e un farmaco di recente approvazione anche in Europa, ma le scorte sono limitate. La ripresa della vaccinazione, “eventualmente con approccio ad anello e sulla base della valutazione del rischio, è oggetto di valutazione”, conclude Clerici.