Studio: l’allenamento fisico al mattino è il top

20, marzo 2026 – L’effetto positivo dell’attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la ‘quantità’ di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l’orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata. Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell’esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un’analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all’esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. “Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un’ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena”, spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell’Università del Massachusetts e autore principale dello studio. “Sembra che l’esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche”.
I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l’ipertensione, il diabete e l’obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a ‘All of Us’, ampio studio nazionale Usa. I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell’arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all’esercizio fisico, ovvero sull’aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra.

I ricercatori hanno valutato l’attività fisica di ciascun partecipante a intervalli di 15 minuti durante la giornata e hanno suddiviso i partecipanti in categorie in base al momento in cui si allenavano. Sulla base delle cartelle cliniche, i ricercatori hanno analizzato le associazioni tra il momento dell’esercizio fisico e l’ipertensione, il diabete, l’obesità e l’iperlipidemia (livelli elevati di colesterolo Ldl o trigliceridi). Hanno inoltre valutato l’incidenza di eventi cardiovascolari come la coronaropatia e la fibrillazione atriale, tenendo conto di altri fattori di rischio rilevanti per la salute cardiovascolare, quali età, sesso, livello di reddito, livello di attività fisica totale, durata del sonno, consumo di alcol e abitudine al fumo. Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l’iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L’ora esatta risultata migliore di tutte? L’esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica. Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell’esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell’esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell’esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. “In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull’intensità dell’attività”, conclude Patel.

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