Caldo e attività fisica, l’esperta: “Occhio ai sintomi neurologici”

3 giugno 2026 – Durante le ondate di calore “l’attività fisica richiede un’attenzione particolare, soprattutto per chi pratica sport all’aperto o svolge allenamenti intensi. Quando ci muoviamo, una parte significativa dell’energia prodotta dai muscoli viene trasformata in calore. In condizioni normali il nostro organismo riesce a smaltirlo attraverso la sudorazione e l’aumento del flusso di sangue verso la pelle. Quando però la temperatura ambientale è elevata, e ancora di più quando si associa un’elevata umidità, questi meccanismi diventano meno efficaci e la temperatura corporea può aumentare rapidamente. Il problema non riguarda soltanto il rischio di surriscaldamento. Durante l’esercizio fisico il sistema cardiovascolare deve contemporaneamente garantire sangue ai muscoli impegnati nello sforzo e alla pelle per disperdere il calore. A questo si aggiunge la perdita di liquidi e sali minerali attraverso il sudore. E’ questa combinazione di fattori che può determinare un importante calo della performance e, nei casi più severi, vere e proprie emergenze mediche. I primi segnali da riconoscere sono crampi muscolari, sudorazione molto abbondante, sete intensa e una sensazione di affaticamento superiore a quella normalmente attesa per quel tipo di sforzo. Se compaiono vertigini, debolezza marcata, nausea, mal di testa, tachicardia o sensazione di svenimento, è necessario interrompere immediatamente l’attività fisica, spostarsi in un ambiente fresco e iniziare a raffreddare il corpo e a reintegrare i liquidi”. A fare il punto è è Cristina Tomasi, human metabolist e medico specialista in Medicina interna.

“Particolare attenzione va posta ai sintomi neurologici: confusione mentale, alterazioni del comportamento, difficoltà nel parlare, perdita di coordinazione o perdita di coscienza possono indicare un colpo di calore, una condizione potenzialmente letale che richiede l’immediato intervento dei soccorsi. In questi casi ogni minuto è prezioso”, avverte. Le strategie di prevenzione sono relativamente semplici, ma fondamentali. “È consigliabile allenarsi nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto, evitando le fasce orarie più calde della giornata. Nelle giornate particolarmente afose è opportuno ridurre intensità e durata dell’allenamento, accettando che la performance fisiologicamente diminuisca – suggerisce Tomasi – L’idratazione deve iniziare prima dell’attività fisica e proseguire durante e dopo lo sforzo, con particolare attenzione al reintegro del sodio quando la sudorazione è abbondante. Anche l’acclimatazione svolge un ruolo molto importante: il corpo è in grado di adattarsi progressivamente al caldo nell’arco di una o due settimane, migliorando la capacità di sudare e di controllare la temperatura corporea. Per quanto riguarda la composizione corporea, è vero che l’obesità rappresenta un fattore di rischio ben documentato per l’intolleranza al caldo. Il tessuto adiposo agisce infatti come un isolante e rende più difficile la dispersione del calore. Questo non significa però che essere molto magri protegga automaticamente dai problemi legati alle alte temperature. La risposta è più complessa. Le persone molto magre – spiega l’esperta – tendono ad avere un rapporto superficie corporea/massa più favorevole alla dispersione del calore e questo può rappresentare un vantaggio in molte situazioni. Tuttavia una massa corporea ridotta comporta anche minori riserve idriche e una minore inerzia termica: in pratica la temperatura interna può aumentare più rapidamente durante uno sforzo intenso o in condizioni ambientali estreme. Per questo motivo la magrezza non deve essere considerata una garanzia di sicurezza”.

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