31 marzo 2026 – Camminare per lunghe distanze fa bene, aiuta il cuore e produce benefici per la pressione, la glicemia, il colesterolo. Un’attività fisica con maggiore intensità, però, può avere effetti decisamente più rilevanti. Nell’allenamento quotidiano non conta solo la durata, anzi. L’intensità dell’esercizio, non necessariamente prolungato, può fare la differenza e allungare la vita, riducendo il rischio di almeno 8 malattie. Per alcune patologie, addirittura, uno sforzo più intenso pesa più della quantità temporale dell’attività. E’ il quadro delineato da un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘European Heart Journal’. Le persone che ogni giorno svolgono anche pochi minuti di allenamento al massimo hanno meno probabilità di sviluppare un nutrito elenco di patologie gravi. Un team internazionale ha condotto la ricerca su circa 96mila persone, confrontando i loro livelli di attività fisica generale con la quantità di attività fisica intensa e il conseguente rischio di ammalarsi. Gli scienziati hanno evidenziato che una piccola quantità di sforzo senza respiro può avere un impatto sul rischio di malattie e di morte in generale. Questa quota di attività fisica a ritmo super elevato si rivela particolarmente efficace contro le malattie infiammatorie, tra cui l’artrite; contro problematiche cardiovascolari come infarto e ictus; e anche contro disturbi cognitivi, come la demenza.
La ricerca esamina i dati di 96.408 persone che fanno parte dello studio ‘UK Biobank’. Ogni partecipante ha indossato un accelerometro al polso per una settimana per misurare con precisione i propri movimenti, inclusi brevi periodi di attività fisica intensa che spesso si tende a dimenticare. I ricercatori hanno misurato l’attività totale di ciascun partecipante durante la settimana e la percentuale di attività abbastanza intensa da provocare affanno. Questi dati sono stati poi confrontati con la probabilità di morire o di sviluppare 8 gravi patologie nei 7 anni successivi. L’elenco comprende malattie cardiovascolari maggiori, aritmie cardiache, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immunomediate, malattie del fegato, malattie respiratorie croniche, malattie renali croniche e demenza. Lo studio ha rilevato che le persone che dedicavano una percentuale maggiore della loro attività fisica totale ad attività intense presentavano un rischio significativamente inferiore di contrarre tutte le malattie. Rispetto a chi non svolgeva alcuna attività intensa, per esempio, coloro che ne praticavano la percentuale più elevata avevano un rischio inferiore del 63% di sviluppare demenza, un rischio inferiore del 60% di diabete di tipo 2 e un rischio inferiore del 46% di morire. Questi benefici dell’attività intensa persistevano però anche con una durata modesta. I ricercatori hanno anche scoperto che una maggiore percentuale di attività fisica intensa era più importante in alcune malattie rispetto ad altre. Ad esempio, per patologie infiammatorie come l’artrite e la psoriasi, l’intensità era quasi l’unico fattore determinante per ridurre il rischio. Per altre, come il diabete e le malattie epatiche croniche, risultavano importanti sia la quantità che l’intensità dell’attività fisica.









