Coronavirus, ISS: “Calabria, Puglia e Sardegna a rischio alto”

Roma, 7 dicembre 2020 – Sono tre le Regioni italiane “classificate a rischio alto” di trasmissione di Sars-Cov-2: Calabria, Puglia e Sardegna. Quest’ultima a “titolo precauzionale in quanto non valutabile in modo attendibile per completezza” dei dati. E’ quanto emerge dal Report dell’Istituto Superiore di Sanità-Ministero della Salute relative al monitoraggio settimanale dell’epidemia di Covid. La classificazione a rischio alto “per 3 o più settimane consecutive – si legge – prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale”. “L’’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,91”, si legge nel documento. “Si riscontrano valori di Rt puntuale inferiore a 1 in 16 Regioni e province autonome – prosegue il documento – Di queste, 15 hanno un Rt puntuale inferiore a uno anche nel suo intervallo di confidenza maggiore, indicando una diminuzione significativa nella trasmissibilità”. Nell’ultima settimana di novembre e l’inizio di dicembre “si osserva una riduzione generale del rischio complessivo, con la maggior parte delle Regioni e province autonome a rischio moderato e per la prima volta, dopo sette settimane, due a rischio basso”, Basilicata e Campania.

In particolare, 16 Regioni sono classificate a rischio moderato di trasmissione di Sars-Cov-2. Di queste, 5 hanno una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese nel caso si mantenga invariata l’attuale trasmissibilità: Emilia-Romagna, Marche, Molise, provincia autonoma di Trento, Veneto. In queste regioni, “si suggerisce di valutare attentamente la opportunità di adottare misure, anche a livello sub-regionale, di mitigazione previste per il proprio livello di rischio”. “L’incidenza rimane ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile, pertanto è necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori a 1 su tutto il territorio nazionale consentendo una ulteriore diminuzione nel numero di nuovi casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedalieri”, evidenzia il documento.

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